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Quanto dura la vita di una barca in vetroresina?

quanto dura una barca in vetroresina?

Quanto dura la vita di una Barca in vetroresina?

Quanto dura la vita di una barca in vetroresina?

Quando si parla della durata di una barca in vetroresina, la domanda viene spesso posta in modo molto semplice:

“Quanti anni può durare?”


La realtà, però, è molto più complessa. Una barca in vetroresina non ha una “scadenza” precisa come può accadere per altri materiali.

Esistono imbarcazioni costruite oltre quarant’anni fa che navigano ancora oggi in ottime condizioni, così come esistono barche relativamente recenti che mostrano già problematiche strutturali, osmosi o decadimento precoce dei laminati.

La differenza, quasi sempre, la fanno tre fattori fondamentali: come è stata costruita, come è stata utilizzata e come è stata mantenuta nel tempo.

Non tutte le barche in vetroresina sono uguali

Uno degli errori più comuni è pensare che tutte le imbarcazioni in vetroresina abbiano la stessa qualità costruttiva.

In realtà, dietro la parola “vetroresina” esistono tecniche, materiali e standard produttivi completamente differenti.

Le barche costruite negli anni ’70 e ’80, ad esempio, erano spesso laminate con abbondanza di materiale. I cantieri tendevano a sovradimensionare gli spessori perché le conoscenze ingegneristiche sui compositi erano meno evolute rispetto a oggi. Questo significa che molte imbarcazioni di quell’epoca risultano estremamente robuste, anche se più pesanti.

Non bisogna però idealizzare il passato. In quegli anni si utilizzavano frequentemente resine ortoftaliche, più economiche ma anche più sensibili all’assorbimento dell’acqua rispetto ai sistemi moderni. Per questo motivo molte barche storiche presentano fenomeni di osmosi o idrolisi dopo decenni di permanenza in acqua.

Negli anni successivi, soprattutto tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, il settore nautico ha vissuto una forte industrializzazione. I processi produttivi sono diventati più efficienti, ma anche molto più orientati alla riduzione dei pesi e dei costi. È qui che entra in gioco un periodo particolarmente delicato per il settore: quello compreso tra il 2008 e il 2010.

Il periodo 2008-2010: un momento critico per molte costruzioni

La crisi economica mondiale del 2008 ha colpito duramente il settore nautico. Molti cantieri si sono trovati costretti a ridurre i costi produttivi in modo drastico pur di rimanere sul mercato. In alcuni casi questo ha comportato una riduzione dei controlli qualità, l’utilizzo di materiali meno performanti o cicli produttivi accelerati.

Naturalmente non tutte le barche costruite in quegli anni presentano problemi, ma chi acquista oggi un’imbarcazione prodotta tra il 2008 e il 2010 dovrebbe prestare particolare attenzione alla qualità della laminazione, alla presenza di umidità nei compositi e allo stato generale delle strutture.

È proprio in questi casi che una perizia tecnica approfondita può fare la differenza tra un buon acquisto e una barca destinata a richiedere interventi molto costosi nel tempo.

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La qualità della resina cambia radicalmente la durata della barca

Quando si parla di longevità di uno scafo in composito, il tipo di resina utilizzata è uno degli aspetti più importanti.

La resina ortoftalica, molto diffusa nelle produzioni economiche del passato, è la più sensibile all’assorbimento d’acqua. Con il tempo può favorire fenomeni di idrolisi e osmosi, specialmente se lo scafo rimane costantemente immerso.

La resina isoftalica rappresenta già un salto qualitativo importante. Offre una migliore resistenza chimica e una maggiore impermeabilità, motivo per cui molti cantieri l’hanno adottata almeno negli strati esterni dello scafo.

Un livello superiore è rappresentato dalla vinilestere, oggi molto utilizzata nei cantieri di fascia medio-alta. Questa resina ha una resistenza nettamente migliore all’acqua e riduce in modo significativo il rischio di osmosi, soprattutto quando viene applicata correttamente nei primi strati del laminato.

Infine esistono le costruzioni in epossidica, generalmente associate a produzioni più tecniche o di alta gamma. L’epossidica offre eccellenti caratteristiche meccaniche e una bassissima permeabilità all’acqua, ma richiede processi produttivi estremamente controllati. Una barca costruita correttamente in epossidica come quelle prodotte dal cantiere NEO può avere una durata eccezionale, ma anche costi di produzione e riparazione più elevati.

Va però chiarita una cosa importante.

La qualità della resina, da sola, non basta. Una cattiva laminazione eseguita con ottimi materiali può creare problemi tanto quanto una buona laminazione fatta con materiali più economici.

Anche il modo in cui viene usata la barca cambia tutto

Due barche identiche, costruite nello stesso cantiere e nello stesso anno, possono invecchiare in modo completamente diverso.

Un’imbarcazione sempre lasciata in acqua, specialmente in ambienti caldi e con poca manutenzione antivegetativa, sarà inevitabilmente più esposta all’assorbimento di umidità nel laminato. Nel lungo periodo questo aumenta il rischio di osmosi, distacchi e degradazione delle resine.

Al contrario, una barca che viene regolarmente alata, lavata e mantenuta asciutta durante i periodi di inutilizzo tende a conservarsi molto meglio.

Anche il tipo di utilizzo influisce enormemente. Una barca usata per navigazioni tranquille nel weekend non subirà mai le stesse sollecitazioni strutturali di un’imbarcazione impiegata intensivamente in charter, in pesca professionale o in navigazioni offshore frequenti.

Le continue sollecitazioni possono generare microfessurazioni interne nei laminati, distacchi strutturali o cedimenti localizzati che dall’esterno spesso non sono immediatamente visibili.

La manutenzione conta più dell’età

Uno degli aspetti più sottovalutati è che l’età, da sola, non determina lo stato reale di una barca.

Esistono imbarcazioni di trent’anni mantenute in modo impeccabile e barche di dieci anni già compromesse da infiltrazioni, umidità o manutenzione assente.

Il problema principale della vetroresina è che molti danni iniziano in modo invisibile. L’umidità penetra lentamente nei laminati, le strutture interne possono iniziare a deteriorarsi e i primi segnali spesso vengono ignorati fino a quando il problema diventa importante.

Per questo motivo le verifiche periodiche sono fondamentali.

Dopo quanti anni conviene fare una perizia?

Molti armatori pensano alla perizia solo al momento della compravendita, ma in realtà una verifica tecnica periodica può essere estremamente utile anche per chi possiede già la barca.

In generale, dopo i primi 4-5 anni di vita iniziano a emergere eventuali difetti produttivi o problematiche legate ai materiali. È un momento molto utile per effettuare un controllo professionale dello scafo, delle strutture e dei livelli di umidità del laminato.

Successivamente, soprattutto superati i 10 anni, diventa consigliabile programmare controlli più approfonditi, specialmente se la barca rimane stabilmente in acqua o viene utilizzata intensivamente.

Una perizia tecnica non serve soltanto a individuare problemi evidenti. Serve soprattutto a capire come sta evolvendo la struttura nel tempo, permettendo di intervenire prima che un danno diventi serio e costoso.

In molti casi, individuare precocemente un aumento di umidità o una criticità strutturale può evitare interventi estremamente invasivi negli anni successivi.

Quindi, quanto può durare davvero una barca in vetroresina?

La risposta più corretta è: potenzialmente moltissimo.

Una barca costruita bene, con materiali adeguati, mantenuta correttamente e controllata nel tempo può tranquillamente superare i 40 o 50 anni di vita operativa.

Ma la vetroresina non è immortale. Anche i compositi invecchiano, assorbono umidità, subiscono stress meccanici e possono degradarsi se trascurati.

Per questo motivo oggi la vera differenza non la fa soltanto l’età della barca, ma la sua storia tecnica: come è stata costruita, come è stata mantenuta e quali controlli sono stati effettuati nel corso degli anni.

Ed è proprio qui che una valutazione tecnica professionale diventa fondamentale. Perché molto spesso i problemi più gravi di una barca non sono quelli che si vedono a occhio nudo, ma quelli che iniziano a svilupparsi lentamente all’interno della struttura.

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Quanto dura

Quanto dura una perizia nautica?

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Una delle domande che più frequentemente mi vengono poste è: Caro perito, Sì capisco che bisogna fare prima l’ispezione dello scafo,degli interni e poi la prova in mare, ma quanto dura una perizia nautica? 1-2 ore?

Purtroppo mi dispiace deluderti ma in due ore non ho controllato neanche lo scafo.

Un’altra affermazione altrettanto ricorrente è quella ” Non ho mai visto Una perizia fatta così” il che mi porta a pensare:

A chi ti sei affidato? In due ore per quanta esperienza tu abbia è praticamente impossibile che sia riuscito a guardare tutto e a fare una perizia completa e dettagliata in così poco tempo.

Quindi quanto tempo ci vuole?

Per effettuare una perizia come dovrebbe essere effettuata, è importante partire dal presupposto che, per vedere un qualcosa in maniera minuziosa, in modo tale da poter scrivere un report dettagliato di un’imbarcazione che non si è mai vista prima, c’è bisogno di tempo.

Chiaramente, dipende da cosa bisogna ispezionare, se solo lo scafo, se una perizia completa, se solo barca in acqua con prova in mare.

Ovviamente, più cose fai, più aggiungi ore al monte ore finale.

Ma partiamo dall’esempio completo che può potenzialmente riguardare una fetta più larga di persone, a questo conteggio al massimo si leva qualche ora al conto finale se si escludono alcuni parametri.

Uno dei parametri fondamentali è quello della lunghezza dello scafo; mettiamo il caso che l’imbarcazione in questione sia circa 16 m, in media uno scafo di un’imbarcazione per essere ispezionato correttamente deve subire più step:

  • Ispezione Visiva
  • Tap Test
  • igrometria
  • termografia
  • ultrasuoni eventuali

Per poter effettuare tutte queste operazioni su un’imbarcazione di questo tipo, come minimo ci vorranno dalle 3 h alle 5 h, in base alla quantità di anomalie riscontrate e al grado di approfondimento necessario. Per imbarcazioni più grandi sarà plausibile che ci voglia più tempo, il che implica la possibilità di dividere la perizia in più giorni di lavoro.

Ma va ricordato che le ore menzionate sopra, fanno solo parte dell’opera viva, il che implica che ce ne vorranno altrettante per fare opera morta ed interni.

Ma perché va fatta anche un’ispezione interna?

Ebbene sì mio caro lettore, effettuare esclusivamente un’ispezione a scafo lascia il tempo che trova , poiché se si tratta di problematiche grossolane e facilmente intuibili, una semplice ispezione scafo può bastare ma quando si tratta di indicazioni più subdole , e difficilmente distinguibili, l’unione delle due ispezioni potrebbe portarti ad una concausa e identificare un problema che altrimenti sarebbe stato impossibile da individuare.

Ma quindi cosa si ispeziona internamente?

Per prima cosa, si verificano le aree che potrebbero essere più sensibili a piccoli impatti o vibrazioni, come le sentine in prossimità del bulbo nelle barche a vela o i longheroni nelle sale macchine delle imbarcazioni a motore, ma mica ci si limita a questo.

I motori e i loro invertitori sono altrettanto importanti da ispezionare, in quanto rappresentano un grande valore unitario all’interno dell’imbarcazione e possono influire positivamente o negativamente nell’acquisto di un’imbarcazione, ma non ci si limita solo a controllarli, ma anche a testarli attraverso la prova in mare.

Senza dimenticarci che andranno ispezionati anche i serbatoi e gli altri impianti di bordo , il che implica l’accumularsi di ore di lavoro.

Quindi in definitiva, quanto dura una perizia ?

Chiaramente non si può dare una risposta certa, ma mettiamo il caso vada tutto per il meglio , quindi scafo perfetto e tutto funzionante , partiamo da un minimo di 6h, (le ore possono aumentare esponenzialmente in base alla quantità di problemi riscontrati), fino ad arrivare alle 9-10h per un 16 metri su una barca più problematica.

Quindi, per la scelta del vs. perito, cercate di capire anche quante ore lui stima il lavoro e, se dice che in mezza giornata si fa tutto, direi che può tranquillamente scattare un “Allarme” e cercare qualche professionista più serio. Ho trattato più nel dettaglio l’argomento in questo articolo.

Per aiutarti nella scelta ci siamo qui noi.

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